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"Niame, il più potente fra i maghi del cielo, viveva in una fattoria posata sopra un bellissimo tappeto di nuvole. Un giorno decise di prendere moglie e invitò a presentarsi le quattro fanciulle più belle della sua tribù.
Poi domandò a ciascuna:
Che cosa faresti, per me, se io ti sposassi? La prima, che si chiamava Acoco, dichiarò:
Spazzerei la fattoria e governerei la tua casa.
E la seconda: Cucinerei ogni giorno per te le pietanze migliori.
E la terza: Filerei montagne di cotone e andrei tutti i giorni ad attingere l’acqua.
Il brano è tratto dalla favola africana “Il bambino d'oro e il bambino d'argento”, una di quelle che sono lette agli ospiti più piccoli della Cité.
Nella foto grande, alcuni bimbi ci mostrano il dormitorio.

Nella foto grande, alcuni dei nostri ragazzi, più attenti al fatto di avere a che fare con "muzungu", ossia “bianchi per niente abituati a camminare su certi sentieri, stendono 

Quasi tutti in Ruanda, più o mene direttamente, sono stati coinvolti nel genocidio del 1994 e oggi, quegli stessi adulti, sono chiamati a far crescere i loro piccoli. Ce la può fare una comunità di adulti che ha dovuto prendere atto di essere sopravvissuta ad una tragedia immane e che nonostante tutto deve continuare a vivere, ad accompagnare i piccoli di oggi a diventare grandi? Ce la possono fare questi adulti ad aiutare i bambini a costruire se stessi in modo armonico, in modo sano? 

Purtroppo, a volte succede di dover diventare grandi nonostante grandi ferite.