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... doniamo la speranza di ricominciare ...

Caro Don Massimo,

Cara Anna,

Cari amici riuniti nella Parrocchia Sant’Anna per il decennale della scomparsa del compianto don Tommaso Cuciniello,

 

Avrei voluto tantissimo essere presente con voi, questa sera, per commemorare il confratello e compianto amico don Tommaso nel ricordo dei dieci anni dalla sua improvvisa scomparsa. Purtroppo, come ben potete constatare con questa grave emergenza sanitaria, mi è stato impossibile raggiungervi per questo momento di raccoglimento e di ringraziamento al Signore per il dono di un pastore zelante, di un sacerdote dotto, di un oratore brillante, di un amico del popolo.

Quando torniamo dalle nostre missioni, la prima cosa che ci viene da fare è parlare e raccontare tutto quello che abbiamo vissuto, le cose che abbiamo visto, le emozioni che abbiamo provato, e spesso lo si fa senza neppure pensare troppo a cosa si stia dicendo. E questo accade anche per quei volontari tra noi che ci sono stati già più di una volta. È solo dopo qualche giorno dal rientro che cominciamo a rimettere in ordine le idee e i pensieri e a rifl ettere.

Il Ruanda è cultura, è un mondo che si nasconde dietro l’evidenza. Sembra scontato dirlo, ma laggiù nulla è mai come appare ai nostri occhi. C’è sempre una spiegazione dietro ogni cosa, per quanto assurda e incomprensibile ci possa sembrare, tipo asciugare il bucato sul prato (foto 3).

Volgere lo sguardo verso la Cité des Jeunes Nazareth sarà sempre per noi come alzare gli occhi verso il sole: lo guarderemo senza mai riuscire a vederlo davvero, e ogni volta sarà sempre diverso.

Nella foto 3 alcuni dei nostri piccoli nella grande sala mensa e nella foto 1 mentre si divertono durante una partita a frisbee. Negli anni, la Cité des Jeunes Nazareth si è arricchita di un campo da calcio e uno di pallacanestro. Inoltre, c’è spazio a sufficienza per giocare a frisbee o altro.

Momenti importanti che aiutano la crescita di un bambino, e questo vale soprattutto per i nostri piccoli ospiti. Le attività sportive, soprattutto quelle di gruppo, consentono lo sviluppo di un clima emotivo positivo e, per un Paese tanto profondamente segnato da eventi traumatici, è qualcosa di estremamente importante perché si traduce nell’accettazione, nel rispetto, nel riconoscimento, e nell’apprezzamento reciproco.

Si accettano i compagni con le loro caratteristiche, il loro modo di vedere e di sentire. Si rispetta l’identità, la dignità e i diritti di ogni compagno evitando ogni tipo di offesa. Lo sport come importante strumento educativo.

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