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Una popolazione con accesso all’educazione è il futuro di una nazione. Il livello di felicità è basato su indicatori quali l’empatia, la compassione, la libertà, la generosità, l’onestà, la salute, l‘aspettativa di vita, il reddito e, appunto, l’istruzione.
In Ruanda tanto è cambiato negli ultimi anni, e in meglio, ma molto resta ancora da fare. Il Paese ha bisogno di una popolazione forte, sana, che sia in grado di studiare e che possa contribuire con l’intelligenza e la resilienza ad affrontare la vita vera, quella che richiede sforzi sovrumani per servire gli altri.

Lo scorso anno è ricorso il centenario della nascita di San Giovanni Paolo II la cui figura, come tutti ormai ben saprete, è profondamente legata alla Cité di Nazareth.
Lo scorso anno vi abbiamo informati del progetto del nuovo dormitorio, pensato per accogliere ragazze che vivono situazioni di estrema povertà, precarietà, sfruttamento e spesso anche di abbandono. Siamo lieti di informarvi che l’opera è stata completata nei tempi previsti.
Nel nostro vocabolario ci sono parole bellissime e “accompagnamento” credo sia una di queste. Essa restituisce molto bene il senso del nostro “esserci” come volontari. Seguire i nostri ragazzi e le nostre ragazze, accompagnarli nel loro cammino, seppure per brevissimi tratti, riscalda il cuore. Lo scorso agosto saremmo dovuti andare in missione, come accade ogni anno.
Nei Vangeli leggiamo che Gesù istruisce i suoi apostoli per inviarli in missione. Essi devono essere pronti a donare quanto hanno ricevuto.
Quante storie potremmo raccontare su alcuni dei nostri ragazzi che, diventati grandi, hanno trovato la loro strada nella vita!