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Una nuova missione "Francesca Pirozzi" |
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Tutti noi abbiamo un sogno nel cassetto! Avete mai immaginato che diventasse realtà? Il mio sogno è diventato realtà. mi chiamo Francesca, ho 25 anni ed il mio lavoro è stare a contatto con i bambini. Da piccola sono entrata e far parte della Fraternità Francescana,e oggi sono un membro della Gi.Fra. (Gioventù Francescana) nella quale entrano a far parte tutti i giovani che si sentono chiamati a seguire le orme di San Francesco D’Assisi. Da quasi un anno svolgo volontariato presso l’associazione nolite timere la quale si occupa delle adozioni a distanza dei bambini del Rwanda. |
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Nel mese di agosto ho avuto la possibilità di realizzare il mio sogno,cioè visitare quei posti dove esistono bambini che veramente non hanno nulla e di cui tanto sentiamo parlare dai mass-media. Sono partita da casa senza mai osare di immaginare cosa mi sarei aspettato una volta arrivata lì; mai mi è passato per la mente di abbandonare tutto, anche se più di una persona mi scoraggiava dicendo cose assurde su quei luoghi. Io e i mie compagni di viaggio Antonio e Rita siamo arrivati a Kigali il 20 agosto ed ad attenderci all’aeroporto c’era la madre superiore dell’Istituto Filippo Smaldone la quale per due giorni ci ha ospitato. Da qui è iniziata la mia bellissima avventura. La città, per quanto povera possa essere, per me è stupenda somiglia ad un cartone animato dai tanti muri con scritte colorate al verde dei tanti bananeti e alle colline che la circondano. Mentre percorrevamo la strada per recarci all’istituto notavamo tanta gente a piedi e molti bambini che tornavano dalla scuola che ci salutavano. Al nostro arrivo all’istituto c’erano tanti bambini ad accoglierci contentissimi … la cosa strana sapete quel è stata? Che dopo circa mezz’ora che eravamo li a scherzare e ad abbracciarci mi sono accorta che quei bambini erano sordomuti!! Ma credetemi si facevano capire benissimo. Durante il nostro viaggio ci siamo recati in diversi orfanotrofi ,quello che non dimenticherò mai è l’orfanotrofio di Madre Teresa Di Calcutta, ho un ricordo molto forte: ero molto emozionata perché per la prima volta ho conosciuto personalmente una suora dell’ordine fondato da Madre Teresa ,ci ha fatto visitare l’orfanotrofio in cui vi erano bambini piccolissimi: uno spettacolo vederli tutti insieme! Chi nelle culle o chi stava consumando il suo pasto ,la suora ci ha spiegato un po’ il loro arrivo all’istituto, essi vengono ritrovati per strada ,nei cassonetti dell’immondizia,il più fortunato invece viene lasciato alle porte dell’orfanotrofio. A queste parole mi sono fatta prendere dallo sconforto e mi chiedevo con quanto coraggio e forza di volontà quelle suore assistono e guidano questi bambini in tenera età,e che loro veramente come diceva Madre Teresa “sono una matita nelle mani del Signore”. Finalmente siamo giunti alla Citè di Nazareth che da gennaio ho sempre e solo sentito parlare o visto in foto. Ho conosciuto personalmente i bambini che fanno parte di questa “casa” anche se per la sua grandezza prende il nome di città. Alla prima impressione erano tutti uguali e non vi nascondo che ogni bambino che guardavo mi veniva in mente lo schedario dell’associazione, perché per quasi un anno li ho “messi a posto nel cassetto”e invece vederli ridere , correre e cantare è stata una gioia immensa. Con il passar dei giorni ho imparato a conoscerli ad uno ad uno,e ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa dentro ma non trovo parole per spiegarlo so solo che la sera quando sono a letto loro sono il mio ultimo pensiero così so di poter mi addormentare felice. Mi sono sentita in ogni istante a casa mia, non ho mai pensato un momento di voler tornare alla mia vera casa MAI … E come si vuol dire “tutte le cose belle finiscono” e così si era avvicinato il giorno della partenza, che strana sensazione, stavo percorrendo la stessa strada che mi aveva portato in quella splendida città, ma qualcosa era cambiato: c’erano sempre le persone che camminavano a piedi per strada, i bambini che tornavano da scuola , il traffico, la gente che ti salutava … ma perché allora ero triste se tutto era uguale? Perché la stessa strada che mi aveva condotto lì con tanta felicità questa volta mi stava conducendo con un nodo alla gola a casa.. quella vera purtroppo!! E tra me e me pensavo : come farò a raccontare a tutti questa esperienza? Raccontarla non è come viverla, non si provano le stesse emozioni , allora pensai : vorrei prestare i miei occhi a tutti quelli che mi chiederanno “com’è andata?”così da mandarli indietro e fargli vedere quel che ho vissuto momento dopo momento, emozione dopo emozione. Francesca Pirozzi |