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Premessa Il Camillian Social Center di Chiangrai sorge all’estremo nord della Thailandia, in quella zona denominata “triangolo d’oro della droga”, che fa da confine fra tre stati; Thailandia, Laos e Birmania. In queste montagne hanno trovato prima rifugio e poi insediamento le minoranze etniche ( dette anche tribù), che sono migrate dalla Cina poco più di 50 anni fa. Di queste tribù a noi ce ne interesseranno soprattutto due:gli Akhà e i Hmong, poiche’ da queste due tribu provengono i bambini oggetto di questo progetto. Ormai almeno due generazioni di queste popolazioni sono nate in Thailandia, ma ancora sussistono grossi problemi per il riconoscimento, e la maggioranza ancora non ha la cittadinanza. Sono comprensibili le riserve del governo a causa della forte coltivazione di droga che queste popolazioni, hanno fatto sino a pochi anni fa, e il problema non è ancora risolto. Ci sono poi i timori di infiltrazioni comuniste dal Laos e di immigrati illegali dalla Birmania. Negli ultimi anni, tuttavia ai bambini nati in Thailandia e regolarmente registrati viene rilasciato il certificato di nascita e, anche se le pratiche sono molto lunghe e stressanti, molte famiglie riescono ad ottenere la cittadinanza. I loro villaggi sorgono sulle montagne, immersi nella foresta. Molti di questi non hanno scuola e non sarebbero raggiungibili dai maestri, soprattutto durante la lunga stagione delle piogge, quando le strade si trasformano in paludi fangose che rendono le strade impraticabili, e i villaggi inaccessibili. Centri di accoglienza per i bambini La mancanza d’istruzione ha portato alla quasi completa analfabetizzazione di queste popolazioni fino ad una ventina di anni fa. Per far fronte a questo problema si è iniziato da parte di missionari, privati, ed enti governativi e organizzazioni varie, a raccoglier i bambini dai villaggi, ed ospitarli in centri in modo da dare loro la possibilità di frequentare la scuola. Alcuni di questi centri hanno la scuola annessa, mentre altri, come il Camillian Social Center, inseriscono i bambini e i ragazzi nella scuola pubblica. Come vengono scelti i bambini Partendo dal principio che i villaggi non hanno scuola, tutti i bambini si trovano nella medesima necessità di essere aiutati. Ogni anno sono centinaia coloro che bussano alla porta, e chiedono con tanta speranza di accogliere almeno uno dei loro figli. Per chi lavora in queste istituzioni forse il momento più triste, è quello di non poter dire sempre di si, per la mancanza di spazio. Nella scelta si cerca, in ogni modo di favorire, coloro che non hanno genitori, coloro i cui genitori sono separati e coloro che hanno i genitori in carcere. Cosa ne è degli altri bambini? Pur non essendo istruiti, i genitori hanno capito che solo nell’educazione c’è la possibilità, per i loro figli di avere un lavoro, una vita decorosa e anche un aiuto per la loro vecchiaia. Cercano quindi di trovare un posto dove studiare e accettano ogni condizione: si rivolgono a centri dove l’assistenza è minima, a centri gestiti dai musulmani, a centri lontani anche più di 1000 Km dal loro villaggio. Non sanno se e quando li vedranno tornare. E soffrono molto sia i genitori che i figli, ma la possibilità di poter avere un’istruzione prevale anche sugli affetti. Qualcosa di nuovo? Ora è possibile Il turismo è diventato una delle forme più significative dello sviluppo nel nord della Thailandia, e i percorsi turistici includono anche le visite ai villaggi delle tribù. Cio ha portato ad un miglioramento di qualche sentiero che ora ha l’aspetto di una strada. E qui sta la novità che ci interessa: “alcuni di questi villaggi, pur con disagi, possono raggiungere la scuola”. Nella maggioranza dei casi è necessaria una macchina quattro ruote motrici, soprattutto durante la stagione delle piogge, ma si puo frequentare la scuola quasi regolarmente. Molti genitori non possono affrontare le spese scolastiche, però sarebbero felici di poter tener il figlio con loro e vederlo frequentare la scuola partendo la mattina e ritornando la sera. Ecco quindi la novità del progetto. Aiutare i bambini a frequentare la scuola da casa e assumersi l’onere delle spese. Aver solo sussultato questa possibilità ha fatto in nostro centro un pellegrinaggio, che veniva con trepidazione e tornava con gioia. Molti chiedevano di richiamare un figlio che viveva a migliaia di silometri o in centri poco seguiti, per poter vivere con loro e frequentare la scuola da casa. Ecco perché negli elenchi dei bambini, ci sono anche ragazzi degli ultimi anni delle elementari e delle medie. E’ nel constatare questa realtà che ho capito quanto abbiano sofferto sia i genitori che i figli per la separazione forzata. Descrizione del progetto Il progetto vuole aiutare i bambini delle minoranze etniche a frequentare la scuola. Quando si vuole dare un senso di calore a qualche iniziativa, che raccoglie i bambini, si dice che vivono in una “casa famiglia”, che l’istituzione o il centro che li accoglie impostano la vita, come se fosse una famiglia. E’ cosa c’è di più bello, e dove può trovare calore un bambino se non nella propria famiglia? Ecco a cosa vuole arrivare il progetto: dare la possibilità a tanti bambini di frequentare la scuola vivendo con la loro famiglia. Indirettamente ciò porta un vantaggio per altri bambini, i cui villaggi sono raggiungibili, percorrendo ore di strada dentro la foresta e dove, ancora per molto tempo, non sarà possibile beneficiare di questa iniziativa. In altre parole, aiutando i bambini di un cero numero di villaggi a frequentare la scuola da casa, restano più posti disponibili per accogliere nel centro bambini di villaggi ancora non raggiungibili facilmente. Attuazione del progetto Il progetto è iniziato nel maggio 2006. Si è cominciato con sei gruppi. Ogni gruppo prevede un numero dai 25 ai 30 studenti. Cinque di questi gruppi sono di villaggi e sono stati contattati, sia i capi villaggio che i direttori delle scuole interessate. Il sesto gruppo è formato da bambini che vengono singolarmente da villaggi molto lontani, anche più di 300 Km , e si dà l’aiuto singolarmente. Aspetto economico Il progetto non provvede ad elargire soldi alle famiglie, ma a farsi carico di tutte le spese scolastiche, provvedendo al materiale necessario e prendendoci a carico le spese di vitto e alloggio. Queste le spese:
Materiale vario
Totale 6.800 baht Per un anno circa 145 euro
Fattibilità del progetto Abbiamo trovato la piena collaborazione e interessamento dei presidi delle scuole disposti, ad accogliere questi bambini e inserirli assieme agli altri, ritenendo il loro inserimento un arricchimento anche per gli altri scolari. Allo stesso tempo non è stato difficile stipulare dei contratti con mezzi di trasporto, che preleveranno i bambini al mattino e li riporteranno alla sera. All’interno del centro, abbiamo affidato la coordinazione dei lavori a una suora e gli assistenti (anche loro provenienti da queste minoranze) collaborano per catalogare documenti, foto e preparare il materiale per ogni singolo studente. Raggiungere questi villaggi non è una passeggiata, ma è incredibile l’atmosfera di festa che ci abbraccia all’arrivo, la gioia di donne che possono tenere a casa i loro figli, soprattutto i più piccoli. Questo è il progetto. Potrei aggiungere ancora dei particolari, ma voglio chiudere trasmettendovi l’essenziale: più di 130 bambini e ragazzi, attraverso un gesto d’amore di persone che non conosceranno mai, potranno frequentare la scuola e restare nel calore della propria famiglia. Con riconoscenza Chiangrai, 30 marzo 2006 |